luglio 28, 2016

I Maestri

should i do my homework quiz Il 13 aprile del 1963 salpava da Wilhelmshaven il Corsaro II, dando inizio alla seconda grande crociera oceanca. La piccola nave della Marina Militare Italiana discese il Mare del Nord e l’Atlantico, raggiungendo, sulla corrente delle Canarie, i 20° di latitudine Nord, sui quali, favorita dall’Aliseo del Nord Est, realizzo la prima traversata atlantica della sua terza crociera raggiungendo Porto Rico. Da qui, risali nuovamente fino ai 40° di latitudine Nord e, dopo un breve scalo ad Oxford, diede fondo all’ancora ad Annapolis. Lo scopo della crociera era quello di portare i giovani ufficiali imbarcati ad un contatto stretto e diretto col mare; di abituarli alle dure lotte con gli elementi per irrobustire la loro resistenza fisica e nervosa; di migliorare e perfezionare le loro capacita nautiche in lunghe e difficili regate oceaniche, in competizione con i migliori equipaggi e con le barche più moderne e sofisticate. Da Annapolis avrebbero preso il via queste regate. La Annapolis-Newport fu infatti la prima regata alla quale partecipo il Corsaro II. Successivamente intervenne alla Transatlantica Newport-Eddyston (Inghilterra) e durante la Settimana di Cowes: alla Channel Race, alla Britannia Cup Race, alla Fastnet Race.

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next Mario Telara, giovane Nocchiere allora, a bordo del Corsaro II, in navigazione in Atlantico.

pay people to write papers Durante le regate ed i trasferimenti — compreso quello per il rimpatrio da Dartmouth a La Spezia — la piccola nave percorse 13.000 miglia. Oltre un giro completo del globo. Lo yacht imbarcava come equipaggio, oltre il co- mandante, allora Capitano di Fregata Piero Bernotti: 11 Ufficiali, 1 Sergente Nocchiere, 1 Sottocapo Rt, 1 Nocchiere. Quest’ultimo era Mario Telara. Mario Telara, giovane carrarese in servizio di leva, si era distinto per la capacità professionale e lo spirito marinaro a bordo dell ’Amerigo Vespucci, tanto da meritare il trasferimento al Corsaro II che si preparava per il grande periplo oceanico. Fu così che il giovane nocchiere, primo fra tutti i membri dell’equipaggio, raggiunse Wilhelmshaven e diede inizio al riarmo della piccola nave-scuola che aveva trascorso l’inverno in quell’Arsenale della Marina Tedesca. Questa operazione si concluse con i giri di bussola, durati 3 giorni, e con l’imbarco del combustibile e dei viveri, il 12 aprile. Il giorno seguente, salutato da un telegramma del Capo di Stato Maggiore della Marina e da un altro del Dott. Beppe Croce, allora Presidente dell’Unione Società Veliche Italiane, il Corsaro II prese il mare. Mario Telara, oggi quarantenne, è un uomo del Club Nautico Marina di Carrara, al quale dedica il tempo che gli lascia libero il lavoro di padrone marittimo di uno dei rimorchiatori in servizio nel porto locale. Naviga dall’età di 16 anni ed i primi rudimenti dell’arte di andar per mare li ha appresi in quella vecchia e gloriosa scuola velica che non ha aule, ma dove il vento fischia e l’onda rompe spumeggiando.

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next Il Corsaro II si avvia alla partenza della Regata di Cowes. Siamo nel 1963. Lo precede lo Stormvogel, famoso ocean racer dell’olandese Cornelyus Bruynzell.

http://www.accountexx.com/uf-application-essay-writing/ Il Mediterraneo è stato la sua prima palestra. Successivamente s’è affacciato all’Atlantico con l’Amerigo Vespucci e l’ha poi percorso in lungo e in largo col Corsaro II. Crediamo che il titolo di Maestro non trovi miglior destino della persona di Mario Telara. Maestro di Arti Marinaresche, naturalmente. Basta penetrare nell’aula. Officina dove prepara il materiale didattico ed impartisce le sue lezioni per comprovarlo. In essa ha creato perfino uno sloop in testa d’albero in terra, anzi su carrello.  Infatti, le scuole Navali che si rispettano hanno il loro brigantino in terra, ebbene Mario Telara ha fatto il suo sloop su carrello. Il carrello risolve due problemi: permette di orientare lo sloop verso i ventilatori (simulatori del vento) per far portare le vele nelle diverse andature e quello di presentarlo sotto diverse prospettive

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http://www.feellights.com/research-paper-in-mla/ research paper in mla Itinerario del Corsaro II, nella sua seconda crociera oceanica.

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  go Mario Telara col suo modulo didattico.

newsweek homework doesn help per meglio apprezzare l’alberatura, la manovra fissa e quella corrente. Quest’ultima un vero gioiello di sofisticazione. Pende da una parete dell’aula-officina un gran quadro di nodi marinareschi, non riprodotti fotograficamente, ma realizzati con cavo di canapa. Anche qui Mario Telara ha voluto conservare il sapore delle care e vecchie cose che appartengono ormai alla tradizione. E non solo il sapore, ma anche il profumo, perché il vecchio cavo di canapa ha un suo profumo inconfondibile che associa nella nostra mente l’idea delle manovre correnti dei vecchi velieri, navigando sul vasto oceano, in rotta verso l’infinito. In questa atmosfera, dove il profumo del vecchio cavo di canapa non contrasta anzi armonizza coi colori e la leggerezza del nylon dello spinnaker dello sloop su carrello, lo spirito della vecchia marineria passa, come per osmosi, dall’esperto navigante ai giovani alunni che sapranno farlo rivivere nella navigazione da diporto. E tutto questo per opera di uomini come Mario Telara che sui duri banchi del veliero commerciale, della nave-scuola e qell’Ocean racer hanno conquistato il titolo di Maestro.

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company that write paper for you Un navicello classico. Su queste navi a vela si sono formate generazioni di marinai che ancora oggi, pur nelle mutate condizioni della navigazione, danno il loro contributo alla formazione dei giovani. 

Chi pettina oggi i primi capelli bianchi — ha, cioè, fra cinquanta e sessant’anni — rivede con gli occhi della mente i lunghi pontili di legno che si protendevano nelle acque del nostro porto e le lunghe file di vagoni, trainati da lente e pazienti coppie di buoi, carichi di blocchi e lastre di marmo che i pontaioli e i buscaioli, con pochi mezzi e molto sforzo, facevano sparire nelle stive aperte dei navicelli.I navicelli erano imbarcazioni lunghe fra i 25 e i 30 metri, alberate con trinchetto e maestra, che issavano 5 vele: randa, freccio, fiocco, trinchetta ed uccellina. Altre navi a Vela partecipavano al trasporto del marmo, ma nel linguaggio comune tutte andavano sotto il nome di navicello. Queste raggiungevano Genova, Livorno, Napoli, dove trasbordavano il loro carico sui vapori con destinazione al Nord Europa ed agli Stati Uniti. Gli Schooners, ch’erano poi brigolette, brigantini e lombarde nella maggior parte ed alcuni solamente autentiche golette, si spingevano fino ai porti francesi, spagnoli e nordafricani, con navigazioni avventurose, e di alternative incerte e spesso drammatiche. Navicelli e

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http://teamlasolas.com/write-an-essay-about-the-best-day-of-my-life/ Il Brigantino – goletta Eduardo, a bordo del quale Angelo Ghirlanda, uno dei maestri della nostra scuola di vela, ha fatto le sue prime armi. 

Schooners furono per più di mezzo secolo le navi che assicurarono il trasporto del marmo ai porti di destinazione. Questi velieri sono stati il crogiolo di uomini di mare — capitani, padroni, nostromi e marinai — esperti, pazienti e rotti a tutte le fatiche, che seppero farsi apprezzare dagli stessi armatori liguri che li preferivano ad altri a bordo dei loro vapori. Ed anche quando navicelli e schoorzers sparirono, inghiottiti dalla guerra mondiale n° 2, il marinaio carrarese conservò intatto il suo prestigio in tutto l’ambiente armatoriale italiano. Ma la Vela continuò ad attrarlo col suo richiamo affascinante come il canto di una sirena. Tanto che, morta la Vela commerciale, passò alla vela da diporto. E quegli stessi armatori, che se lo contendevano prima per i loro vapori, passarono a disputarselo per i loro yachts.

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do my lab report for me A bordo del Mait durante una regata in mediterraneo, in seconda fila, primo da destra: Angelo Ghirlanda

Yacht è una parola che suona all’orecchio italiano come manifestazione di status. Questo può essere vero, ma solamente in parte. Perché anche fra noi vi sono autentici yachtsmen che non armano le loro imbarcazioni da diporto per ostentazione di ricchezza, ma per misurarsi su lunghi percorsi in competizione con i maggiori esperti delle marine oceaniche. Italo Monzino è uno di loro.  Infatti, disputandosi nel 1952 la regata del Fastnet dopo la lunga parentesi imposta dalla guerra, l’armatore inviò il suo yacht a parteciparvi. Dell’equipaggio del Mait II faceva parte Angelo Ghirlanda, figlio di marinai carraresi e lui stesso marinaio, nostromo, padrone e capitano, uscito da quella scuola di uomini di mare ch’è stata la vela Marinella.  La regata del Fastnet, che sarebbe passata successivamente a far parte della Admiral ’s Cup come prova di lunga crociera, è difficile per i partecipanti innanzitutto — la crema dello yachting oceanico mondiale — e dura per le correnti di marea e per le bonacce che si alternano con tempeste da Sud Ovest e che provocano sui bassi fondali prossimi alla costa un’onda alta e rompente. In questa regata Angelo Ghirlanda ebbe per compagno Francis Chichester il più grande, forse, fra i naviganti diportisti della nostra epoca, imbarcato a bordo del Mait II come navigatore.  Dalle nebbie della Manica lo yacht di Italo Monzino passo ai venti della Pampa del Rio de la Plata per partecipare alla terza edizione della regata Buenos Aires — Rio di Janeiro, disputata nel 1953. Questa regata si svolge lungo un percorso ortodoromico di 1200 miglia nautiche, con venti predominanti da Nord Est e quindi di prua nei primi due terzi del percorso, contro la corrente del Brasile, con calme prolungate nelle vicinanze di Rio e brevi tempeste che non superano generalmente la forza 8 della scala Beaufort.  Gli equipaggi tedeschi che hanno partecipato ad essa l’hanno definita una delikatesse, per le difficoltà tecniche che presentano le diverse condizioni mareo— metereologiche del percorso. Ed Angelo Ghirlanda condivide l’opinione teutonica. Ch’è poi l’opinione di Summer A. Long e Cornelyus Bruynzell, armatori dell’Ordine e dello Stormvogel, che non sono mai mancati, con Erling Lorentzen genero del re Harald di Norvegia ed il suo Saga, all’appuntamento della Buenos Aires-Rio de Janeiro. Quanti, dei giovani che ascoltano oggi la serena parola di Angelo Ghirlanda, durante le lezioni pratiche di vela che impartisce nei corsi del Club Nautico Marina di Carrara, sa tutto questo? Pochissimi, forse nessuno. Così come nessuno di loro sa che il maestro incominciò a navigare a 14 anni, a bordo del brigantino — goletta Edoardo, all’epoca dei pontili di legno, dei vagoni trainati dai buoi, dei pontaioli e dei buscaioli Che con dura fatica facevano sparire nelle stive dei navicelli le lastre di marmo ed i pesanti blocchi.