luglio 28, 2016

Introduzione

home page Lo Yachting è nato come diporto di re e di principi. I primi Yachts altro non erano che vere e proprie navi trasformate ed adattate per la navigazione lusoria. Il costo e le spese dell’esercizio di queste navi erano enormi, tanto che le teste coronate solamente potevano affrontarli e sostenerli, anche perché erano spesso le classe dello stato ad assumerne i pesanti oneri e non i patrimoni privati dei monarchi. Ma anche lo Yachting, marciando al passo della dinamica sociale, subì in due secoli di storia cambiamenti profondi.Infatti, fra gli ultimi anni del secolo passato ed i primi dell’attuale, il diporto della vela discese un gradino nella scala sociale e dalle mani della nobiltà del denaro. Quest’ultima, che non poteva attingere all’erario pubblico, dovette ricorrere, necessariamente, alle sue risorse private e quegli stessi prudenti concetti economici che l’avevano portata alla creazione delle sue grandi fortune la indussero ad una ricerca costante della diminuzione dei costi. Involontariamente, l’economia provocò l’evoluzione tecnica ed agonistica dello Yachting, e diede l’inizio ad una corsa verso la barca più piccola, semplice ed economica. Alle navi dei primi armatori, si affiancarono barche di dimensioni sempre più ridotte. Erano queste le barche degli autentici appassionati, all’entusiasmo dei quali non facevano riscontro adeguate possibilità economiche e la discesa da loro iniziata nelle dimensioni ebbe il suo epilogo nel sopranino, un disegno di John Illingworth, di 6.5 metri fuori tutto che, con una lunga navigazione oceanica, dimostrò che non e’ la grandezza a dare sicurezza e validità nautica alla barca ma l’idea progettuale il progetto costruttivo e la capacità dell’equipaggio. Col Sopranino e la sua impresa nacque lo Junior Off-shore Group (J.O.G) che prese a stazzare quelle barche rating inferiore al minimo accettato allora dal Royal Ocean Racing Club (R.O.R.C). Successivamente lo j.o.g attraversò l’Atlantico ed approdò negli stati uniti, per ripetere l’operazione europea: stazzare, cioè le barche al di sotto del rating minimo previsto dal Cruising Club of America (C.C.A). Le due regole e le forme rispettive (R.O.R.C – C.C.A), reggevano allora le regate d’alto mare Europeo e nei Dominions ed ex Dominions inglesi, la prima ed in America Settentrionale, Centrale e Meridionale la seconda. Ma la vita dello J.O.G non fu facile né di lunga durata, perché i due grandi della vela compresero che in breve tempo sarebbero rimasti soli con le mastodontiche barche, in costante diminuzione, dei miliardari ed avrebbero perso le giovani e più dinamiche energia della vela. Urgeva, quindi, provvedere per evitare un evento così grave: ridussero, allora i loro ratings minimi e presero a stazzare barche fino al quarto di tonnellata, prima, ed all’ottavo di tonnellata, meglio conosciuto come Minitonner, dopo. Questo svuotò lo (J.O.G) della sua ragion d’essere e ne provocò la morte. Lo International off-shore rules (I.O.R), erede del (R.O.R.C – C.C.A), continuò la politica adottata dai suoi predecessori che dette – aiutano in questo anche dalla comparsa della plastica rinforzata con fibra di vetro nelle costruzioni – il buon frutto dell’esplosione delle classi minori ed aprì la partecipazione a regate di mezza altura ad un numero sempre più grande di regatanti. Fin qui il nostro profilo di una necessariamente breve storia dello yachting interpretata in chiave sociale, limitatamente alle barche da regata-crociera: d’altura ad oceanica. Molto simile è quella delle barche da regata di triangolo: di formula e monotipi.

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here Un Classe J , protagonista della Coppa America . Questa classe è legata al nome di Sir Thomas Lipton , il re del te. Per i costi altissimi fu abbandonata per le sfide della Coppa America dopo la guerra mondiale n1. e sostituita col 12 m

http://chillingmama.com/?p=business-plan-writers-raleigh-nc Alle grandi navi successero le grandi Classi, come la Classe J, per esempio. La Classe J ebbe il suo periodo di gloria con i Shamrock di sir Thomas Lipton, che tentarono invano i riscattare la Coppa delle cento ghinee – diventata successivamente coppa America – dalle mani dei yankees. Erano Shamrock grandi velieri, meno costosi delle navi che li avevano preceduti, ma pur sempre di grande impegno economico e finanziario anche per la nobiltà del denaro, che aveva sì, ereditato lo yachting, ma più per il prestigio di avere fatto suo il diporto ch’era stato in passato appannaggio reale, che per il piacere della pratica di esso e per la passione per il mare. Alla nobiltà del denaro si sostituì nella pratica del diporto della vela, l’alta borghesia, ma le disponibilità economiche di questa non potevano rivaleggiare con quelle dei re, anche se solamente del te, come Thomas Lipton della birra o del whisky. A minor possibilità quindi, barche più piccole. Morirono le grandi Classi e nacquero le classi metriche, il più famoso esponente delle quali è ancor oggi il 12 m S.I. Ma anche questa era una barca costosa, accessibile ai maggiori esponenti dell’alta borghesia e preclusa ai più.

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enter site Azzurra , il 12 m S.I. italiano , primo protagonista di una sfida del nostro paese per la Coppa America . Lo sforzo realizzato nel progetto , nella tecnologia costruttiva , nella composizione dell’equipaggio e nell’organizzazione logistica , è stato ampiamente ripagato da Azzurra con le sue prestazioni nelle regate eliminatorie. Ecco la barca italiana ammirata dal pubblico e temuta dagli avversari

source site Per i più nacquero gli 8 m., i 6 m., i 5,50m., S.I., che ebbero una rapida anche se limitata diffusione nel periodo compreso fra le due guerre mondiali. Lo yachting si estende nel contesto sociale, migliorano le idee progettuali e le tecniche costruttive, diminuirono i costi ed aumentò lo spirito agonistico fra quanti praticavano questo diporto. Che restò, comunque, un diporto di Elite. Frattanto era apparsa una barca con scafo a spigolo, di costruzione semplice, rapida e di costo contenuto, con zavorra a bulbo (bulbkeel): la stella. Questo disegno dio William Gardner, che univa all’economia alte prestazioni agonistiche, s’impose rapidamente e la sua diffusione provocò la decadenza dei Fenkeel, rappresentati prevalentemente dalle Classi Metrich. La strada era ormai aperta agli scafi a spigolo: nacque così il Beccaccino. Il Beccaccino, disegnato da William F.Crosby, fu la barca che completò l’opera iniziata da Gardner: di portare, cioè, il diporto della vela a strati sociali sempre più vasti. I due progettisti, infatti, diffusero e popolarizzarono il diporto della vela in misura sconosciuta fino ad allora. Oggi, a 72 anni dalla nascita la Stella continua ad essere un monotipo valido ed a resistere sulle posizioni di Classe Olimpiaca, mentre il Beccaccino, con i suoi 52 anni d’età, conserva alto il guiderdone di Classe Internazionale, ha flotte numerosissime in tutti i paesi, attive e di grande spirito agonistico. La decadenza del feenkeel e l’ascesa del bulbkeel e della deriva segnarono la scomparsa dello yachting di elite e l’avvento di quello di massa.

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go to site La Stella , disegno di William Gardner . Questo scafo , destinato ad aprire la strada della navigazione ad ampi strati sociali , per il basso costo e la rapidità di costruzione con relazione alle classi Metriche ed a feenkeel in generale , ha segnato una vera rivoluzione nel mondo dello yachting

follow url In questo contesto nacque, 30 anni or sono, il Club Nautico Apuano allora e di Marina di Carrara oggi. E non per caso fu proprio la Stella il monotipo sul quale il fiammante sodalizio iniziò la sua attività nautica agonistica e che portò in seguito i suoi equipaggi alle prime affermazioni in campo nazionale ed internazionale. Il Club Nautico Apuano, come molti altri sodalizi del nostro paese, ha origine, in parte, dalla pratica del remo. Dalla società dei Canottieri, provengono le prime e più dinamiche energie che contribuiscono a dar vita alla nuova entità. La passione, ma soprattutto la disciplina e la perseveranza che impone l’attività remiera a chi vuole iniziarsi nella sua pratica agonistica, sono la molla che spinge i giovani, una volta recepito il messaggio dei promotori, a confluire verso il futuro grande organismo che, pur ponendosi la vela come prima e fondamentale attività, accoglierà nel suo seno il remo, la motonautica, il tennis, il nuoto, la pallanuoto e la pesca sportiva. La società dei Canottieri, nacque nel 1925, fondata da alcuni sportivi di Carrara, e ne fu primo presidente Oreste Lenna. Fra le gioie di quel sodalizio figura una yole da mare e quattro vogatori che vinse il campionato toscano nel 1932. Componevano l’equipaggio: Pietro Gregori, Cesare Rossi, Sergio Garbati e Dino Viti. Al remo si affiancava il tennis, un altro sport che ha sempre avuto solide radici a Marina di Carrara. La società era in pieno sviluppo organizzativo ed agonistico quando altri interessi economici e sociali imposero la loro priorità ed obbligarono i canottieri a ritirarsi in buon ordine e cedere lo spazio occupato dalla loro società di Cantiere Navale. E’ nel 1947-48 che, spenti gli echi della guerra, i giovani del 1925 – maturi alcuni e con i primi capelli bianchi altri – spinti dal non mai spento amore per il mare, accarezzano l’idea di fondare una nuova società. Sono per ora scambi di idee, conversazioni, alle quali, però, ben presto sarebbero seguiti i fatti: il consiglio direttivo della fondazione è il primo. Oreste Lenna ne è promotore e animatore. Emilio Vatteroni, un grande appassionato di vela che si distinguerà poi come timoniere della Classe Stelle e sarà guida delle giovani Leve del Club Nautico, porta all’entità costituente del nuovo sodalizio la sua adesione e il suo contributo.

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http://privatetours.org/phd-thesis-writers-block/ Oreste Lena, promotore ed animatore della costituzione del nostro sodalizio e membro del Consiglio della Fondazione, col figlio Guido

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precis assignment Emilio Vatteroni (4551), grande appassionato di vela e guida delle giovani leve del Club, in lotta durante una regata contro Agostino Straulino (3316) che impugna il timone del Merope II